formaggi tavola


La selezione genetica è la leva più potente per migliorare la qualità del latte vaccino, ed è perlopiù utilizzata per incrementare le sue proprietà casearie. Almeno fino a poco tempo fa, quando l’interesse si è rivolto anche alla “qualità genetica” della materia prima destinata a diventare latte alimentare. Questo interesse muove da ragioni salutistiche riconducibili al potenziale rilascio di peptidi, quali le β-casomorfine (BCM) durante la digestione del latte e derivati contenenti la variante genetica A1 della β-caseina. Questi peptidi sono assimilabili per azione a neurotrasmettitori endogeni come l’encefalina, rispetto alla quale evidenziano analogie strutturali riconducibili alla presenza di particolari amminoacidi in determinate posizioni della loro sequenza primaria.

All’assorbimento intestinale di BCM è stato associato nell’essere umano lo sviluppo o il peggioramento di alcune patologie non trasmissibili. Una relazione causa-effetto non collegabile invece al consumo di latte contenente solo la variante genetica A2. Ad oggi, tuttavia, non esistono studi che dimostrino un reale coinvolgimento di questi peptidi e l’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, nel 2009 ha stabilito (Scientific Report 231) la mancanza di un razionale per questa relazione causa-effetto.

La letteratura riporta studi riguardanti la formazione di BCM in latte (fermentato) e formaggio, tuttavia solo pochi di questi studi riportano i livelli riscontrabili negli stessi prodotti. Su queste basi, il progetto FARM-INN vuole studiare la potenziale liberazione di BCM in latte e formaggi con diverso genotipo β-caseinico valutando alcuni fattori tecnologici capaci di modificare il rilascio di BCM durante la digestione gastrointestinale di questi prodotti. Nel complesso, il progetto intende fornire nuove informazioni per valutare la potenziale bioattività di latte e formaggi ampliando le basi conoscitive utili per l’identificazione dei parametri di processo in grado di modulare questa bioattività.

Si è tenuto venerdì 5 ottobre, presso l’Area della Ricerca CNR di Milano, il Kick-Off meeting del Progetto “Farm-inn- Farm-level interventions supporting dairy industry innovation”. Il progetto è finanziato nell’ambito di AGER e nasce con lo scopo di acquisire i dati scientifici necessari a fornire strumenti chiave in grado di supportare l’industria lattiero casearia nel potenziamento della sicurezza e della qualità del latte e dei prodotti derivati, nonché ottenere nuove conoscenze in merito alle proprietà funzionali degli stessi, con la massima attenzione al monitoraggio e al miglioramento del benessere animale e della sostenibilità ambientale. 

La richiesta dei consumatori di acquistare prodotti di origine animale con valori nutrizionali elevati si accompagna sempre più spesso anche alla necessità che questi siano ottenuti con sistemi rispettosi dell’ambiente e degli animali. Quest’ultima richiesta è legittimata dal fatto che il comparto zootecnico è nel settore agricolo tra i più impattanti per le emissioni di gas ad effetto serra, pur considerando che nel nostro paese il contributo complessivo dell’agricoltura è pari al 7,2% del totale delle emissioni.

Nella letteratura scientifica sono molti gli studi che mettono in luce la possibilità di ottenere latte e prodotti derivati applicando metodi di produzione con ridotte emissioni nell’ambiente, anche nell’agricoltura convenzionale. Tali metodi possono ad esempio basarsi sullo sfruttamento delle potenzialità genetiche della mandria, piuttosto che su misure atte a mitigare gli effetti negativi sulla produzione legati alla presenza di contaminati negli alimenti destinati agli animali.

Il sistema più utilizzato in zootecnia per stimare l’impatto ambientale delle produzioni è basato sull’approccio Life Cycle Assessment (LCA) o analisi del ciclo di vita che offre il vantaggio di considerare in modo integrato tutti i fattori coinvolti nella produzione di un determinato bene o servizio. Nel caso della produzione del latte, la metodica considera tutti gli aspetti legati all’azienda zootecnica, dalla gestione della mandria (composizione della razione, reflui, emissioni enteriche…) alle colture aziendali (tipologia, rese, modalità di coltivazione), dai consumi energetici agli acquisti di alimenti alle produzioni ottenute. Con questa analisi è possibile stimare diverse categorie di impatto quali ad esempio le emissioni di gas ad effetto serra, di sostanze acidificanti responsabili dell’acidificazioni delle piogge, di sostanze che possono causare l’eutrofizzazione delle acque, l’uso del suolo e di fonti energetiche non rinnovabili. Poiché la letteratura esprime generalmente tutte queste categorie di impatto in base all’unità di prodotto (latte, formaggio ad esempio), qualsiasi fattore produttivo che migliori la quantità porta a vantaggi in termini ambientali.

Una delle strategie percorribili è ad esempio quella utilizzata nel progetto FARM-INN “Farm-level interventions supporting dairy industry innovation”, sostenuto da Ager, che consiste nel selezionare animali più produttivi oppure che riescono a produrre latte di migliore qualità. La Prof.ssa Luciana Bava responsabile scientifico per l’Università di Milano, partner del progetto, ci spiega che “gli animali con variante B2 della β-caseina potrebbero produrre latte più ricco in termini di composizione in nutrienti che indurrebbe a migliori rese casearie, quindi una maggiore quantità di formaggio a parità di latte lavorato, rispetto a latte di animali senza questa variante, con vantaggio indubbio dal punto di vista della sostenibilità.  Produzioni più sostenibili possono essere ottenute anche utilizzando dei sequestranti in grado di legare le aflatossine, il cui utilizzo nell’alimentazione delle bovine può diminuire la contaminazione del latte con conseguente riduzione della quantità scartate e aumento sul mercato di latte caseificabile”.

L’incremento di produzione a livello complessivo e la riduzione dell’impatto ambientale per unità di prodotto rappresentano una delle principali sfide del settore e il progetto FARM-INN ha, tra gli obiettivi, quello di ottenere dei risultati concreti per un avanzamento di tutta la filiera.